VIVA Sostenibilità Vitivinicoltura Italia

VIVA “La Sostenibilità della Vitivinicoltura in Italia”


Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, nell’ambito del progetto VIVA “La Sostenibilità della Vitivinicoltura in Italia”, con la collaborazione del:

    • Centro di Ricerca Opera per la sostenibilità in agricoltura dell’Università Cattolica del Sacro Cuore;

    • Centro di Competenza Agroinnova dell’Università di Torino (2011-2014).

Il progetto è sfociato nell‘elaborazione di un disciplinare per la misura delle prestazioni di sostenibilità della filiera vite-vino.

Il disciplinare è composto dai documenti tecnici per l’analisi dei quattro indicatori da parte delle aziende – ARIA, ACQUA, TERRITORIO E VIGNETO – e dai relativi allegati, tra cui i documenti volti a disciplinare le procedure di verifica degli enti certificatori e l’uso dell’etichetta VIVA.

Gli obiettivi del progetto sono:

      • messa a punto di una metodologia di calcolo e valutazione della sostenibilità delle aziende vitivinicole e dei loro prodotti, dal campo al consumo, in grado di misurare la qualità ambientale della filiera vite-vino;

      • sviluppo, con riferimento alla metodologia realizzata, un disciplinare specifico per l’analisi e la certificazione dei 4 indicatori (aria, acqua, territorio e vigneto), periodicamente aggiornato sulla base dell’evoluzione delle normative europee ed internazionali in materia;

      • individuazione delle misure per migliorare delle prestazioni di sostenibilità in vigneto e in cantina anche attraverso la collaborazione con l’Unione Italiana Vini;

      • comunicazione trasparente verso il consumatore finale attraverso un’etichetta consultabile da smartphone o tablet , onde informarlo sui risultati e i miglioramenti, in termini di sostenibilità, raggiunti dai produttori che aderiscono al progetto;

      • formazione di tecnici aziendali e  consulenti sull’applicazione degli indicatori VIVA, al fine di supportare le aziende a valutare e migliorare le proprie prestazioni di sostenibilità nel tempo;

      • creazione di strumenti informatici di facile utilizzo per l’analisi degli indicatori Vigneto, Acqua e Territorio;

      • collaborazione e dialogo con le associazioni nazionali ed internazionali e gli stakeholders per promuovere l’iniziativa a livello nazionale ed internazionale.

Tale progetto dovrebbe rispondere all’appoccio “from farm to fork“, proposto dalla Commissione Europea per la riforma della PAC post-2020.

In effetti, per effetto di tale riforma, gli stessi disciplinari dei vini DOP e IGP dovrebbero contenere previsioni idonee a garantire la sostenibilità di tali produzioni.

VIVA Sostenibilità Vitivinicoltura Italia


Quanto alla ricerca in materia di sostenibilità e resilienza, si segnala anche  il progetto Uniseco dell’Unione Europea, a cui partecipa per l’Italia il distretto del Chianti.

Uniseco EU Project


 

 

Rintracciabilita tracciabilita settore vitivinicolo

La rintracciabilita tracciabilita settore vitivinicolo è di per sè assicurata dal rispetto degli obblighi previsti dalla vigente legislazione del settore


In merito alla rintracciabilita tracciabilita settore vitivinicolo, il MIPAAF ha da tempo assunto la seguente posizione:

Il Dipartimento delle politiche di mercato(Mipaaf) – DGPA – Divisione PAGR. IX – con note prot. n. F/2972 del 6 dicembre 2004 e n. F/349 del 3 febbraio 2005, indirizzate anche alle associazioni di categoria, ha rappresentato la posizione della Commissione UE in materia di rintracciabilità per i vini. Al riguardo la citata Commissione ha precisato che già l’Ocm vitivinicola (Regolamento CE n. 1493/99 e relativi regolamenti di applicazione) ha assicurato, nell’ambito della speciale disciplina, la rintracciabilità dei prodotti vitivinicoli. Pertanto, stante le puntuali disposizioni presenti nelle citate norme di riferimento comunitario, non sussiste una particolare necessità di prevedere ulteriori e specifici obblighi normativi in attuazione del regolamento CE n. 178/2002. Inoltre, anche il settore vitivinicolo è assoggettato al D.Lgs. n. 190/2006 (disciplina sanzionatoria per le violazioni del Reg. CE 178/2002), fatto salvo quanto disposto dall’art. 7, paragrafo 3 riguardo alla specifica disciplina del settore vitivinicolo.

Quanto alla legislazione dell’Unione Europea, le principali norme di riferimento attualmente vigenti – che costituiscono la “speciale disciplina” a cui fa riferimento il MIPAAF – sono i seguenti regolamenti della Commissione, attuativi della OCM Vino 2013:

Ciò non esclude, comunque, che le imprese adottino volontariamente ulteriori sistemi per la rintracciabilita tracciabilita settore vitivinicolo.

Ad esempio, la certificazione UNI EN ISO 22005:2008

Detta  norma UNI fornisce i principi e specifica i requisiti di base per progettare ed attuare un sistema di rintracciabilità agroalimentare.

Un sistema di rintracciabilità è un’utile strumento per un’impresa operante nell’ambito della filiera agroalimentare.

Ciò serve per valorizzare particolari caratteristiche di prodotto (es. origine, caratteristiche peculiari degli ingredienti) e per soddisfare in modo efficace le aspettative del cliente, in particolare la Grande Distribuzione (GDO).

Detto sistema di certificazione – che comprende sia alimenti/bevande (quindi il vino) che mangimi – è applicabile sia ai sistemi di rintracciabilità delle filiere che a quelli delle singole aziende.

La progettazione di un sistema di rintracciabilità deve necessariamente definire i seguenti aspetti:
      • obiettivi del sistema di rintracciabilità
      • normativa e documenti applicabili al sistema di rintracciabilità
      • prodotti e ingredienti oggetto di rintracciabilità
      • posizione di ciascuna organizzazione nella catena alimentare, identificazione dei fornitori e dei clienti
      • flussi di materiali
      • le informazioni che devono essere gestite
      • procedure
      • documentazione
      • modalità di gestione della filiera

Si veda anche la guida predisposta da Unione Italiana Vini su rintracciabilita tracciabilita settore vitivinicolo.

Vino dealcolizzato

Vino dealcolizzato: con la PAC post-2020 sarà forse autorizzata la sua produzione e commercializzazione nella UE.


Attualmente non è lecito nè produrre nè commercializzare il vino delacolizzato nell’Unione Europea.

Ciò perché il vino dealcolizzato non rientra in nessuna delle categorie di prodotti vitivinicoli previsti (Allegato VII, parte II, al regolamento UE 1308/2013, sull’OCM Unica dei prodotti agricoli, in cui rientra il vino) dalle norme dell’Unione Europea.

In effetti, detto Allegato prevede solo le seguenti tipologie di prodotti:

“vino”,

      • “vino liquoroso”,
      • “vino spumante”,
      • “vino spumante di qualità”,
      • “vino spumante di qualità del tipo aromatico”,
      • “vino spumante gassificato”,
      • “vino frizzante”,
      • “vino frizzante gassificato”,
      • “vino ottenuto da uve appassite”,
      • “vino di uve stramature”
      • “vino nuovo ancora in fermentazione”,
      • “mosto di uve”,
      • “mosto di uve parzialmente fermentato”,
      • “mosto di uve parzialmente fermentato ottenuto con uve appassite”,
      • “mosto di uve concentrato”,
      • “mosto di uve concentrato rettificato”,
      • “aceto di vino”.

Per quanto concerne i vini, ognuna delle citate categorie prevede che il prodotto abbia un determinato tenore alcolico.

Inoltre, l’art.82 del medesimo regolamento (UE) 1308/2013 vieta la produzione e la commercializzazione dei prodotti non conformi agli standard previsti in dette definizioni.

Analogo discoso vale per i vini aromatizzati (disciplinati invece dal regolamento UE 251/2014).

Forse la situazione cambierà in futuro, per effetto dell’adozione delle norme che costituiranno l’attuazione della cosiddetta PAC post-2020, ispirata alla filosofia “from farm to fork”, attualmente ancora in discussione in sede europea.

Parlamento Europeo - Riforma PAC post-2020

In effetti, l’orientamento è quello di consentire in futuro la produzione di:

      • vino dealcolizzato / dealcolato
      • vino parzialmente dealcolizzato / dealcolato
      • vino aromatizzato dealcolizzato / dealcolato

Nella posizione sulla PAC post-2020 approvata dal Parlamento Europea si trovano infatti i seguenti emendamenti:


Emendamento 166 e 167 per il vino dealcolizzato / delacolato:

Emendamento 166
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 32
Regolamento (UE) n. 1308/2013
Allegato VII – parte II – punto 18 – parte introduttiva
(18)  Il termine “dealcolizzato” può essere utilizzato congiuntamente al nome dei prodotti vitivinicoli di cui al punto 1 e di cui ai punti da 4 a 9, a condizione che il prodotto soddisfi le seguenti condizioni: (18)  “Vino dealcolizzato” o “… dealcolizzato” (preceduto dal nome della categoria di prodotti vitivinicoli utilizzati per la sua produzione) indica un prodotto che:
Emendamento 167
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 32
Regolamento (UE) n. 1308/2013
Allegato VII – parte II – punto 18 – lettera b
b)  è stato sottoposto a un trattamento di dealcolizzazione conformemente ai processi specificati nell’allegato VIII, parte I, sezione E; e b)  è stato sottoposto a un trattamento di dealcolizzazione conformemente alle condizioni specificate nell’allegato VIII, parte I, sezione E; e

 

Emendamento 168, 169 e 170  per il vino parzialmente dealcolizzato / dealcolato:

Emendamento 168
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 32
Regolamento (UE) n. 1308/2013
Allegato VII – parte II – punto 19 – parte introduttiva
(19)   Il termine “parzialmente dealcolizzato” può essere utilizzato congiuntamente al nome dei prodotti vitivinicoli di cui al punto 1 e di cui ai punti da 4 a 9, a condizione che il prodotto soddisfi le seguenti condizioni: (19)   “Vino parzialmente dealcolizzato” o “… parzialmente dealcolizzato” (preceduto dal nome della categoria di prodotti vitivinicoli utilizzati per la sua produzione) indica un prodotto che:

 

Emendamento 169
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 32
Regolamento (UE) n. 1308/2013
Allegato VII – parte II – punto 19 – lettera b
b)  è stato sottoposto a un trattamento di dealcolizzazione conformemente ai processi specificati nell’allegato VIII, parte I, sezione E; e b)  è stato sottoposto a un trattamento di dealcolizzazione conformemente alle condizioni specificate nell’allegato VIII, parte I, sezione E; e
Emendamento 170
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 32
Regolamento (UE) n. 1308/2013
Allegato VII – parte II – punto 19 – lettera c
c)  ha un titolo alcolometrico totale superiore a 0,5 % vol. e in seguito ai processi indicati nell’allegato VIII, parte I, sezione E, il suo titolo alcolometrico è ridotto di oltre il 20 % vol. rispetto al suo titolo alcolometrico totale iniziale.”; c)  ha un titolo alcolometrico totale inferiore a 8,5 % vol. e superiore a 0,5 % vol. e in seguito ai processi indicati nell’allegato VIII, parte I, sezione E, il suo titolo alcolometrico è ridotto di oltre il 20 % vol. rispetto al suo titolo alcolometrico totale iniziale.”;

 


Emendamento 201 per il vino aromatizzato dealcolizzato / dealcolato:

Emendamento 201
Proposta di regolamento
Articolo 3 – punto 3 bis (nuovo)
Regolamento (UE) n. 251/2014
Articolo 3
3 bis)  l’articolo 3 è sostituito dal seguente:
Articolo 3 Articolo 3
Definizione e classificazione dei prodotti vitivinicoli aromatizzati Definizione e classificazione dei prodotti vitivinicoli aromatizzati
1.  I prodotti vitivinicoli aromatizzati sono prodotti che sono derivati da prodotti del settore vitivinicolo di cui al regolamento (UE) n. 1308/2013 e che sono stati aromatizzati. Essi sono classificati nelle seguenti categorie: 1.  I prodotti vitivinicoli aromatizzati sono prodotti che sono derivati da prodotti del settore vitivinicolo di cui al regolamento (UE) n. 1308/2013 e che sono stati aromatizzati. Essi sono classificati nelle seguenti categorie:
a)  vini aromatizzati; a)  vini aromatizzati;
b)  bevande aromatizzate a base di vino; b)  bevande aromatizzate a base di vino;
c)  cocktail aromatizzati di prodotti vitivinicoli. c)  cocktail aromatizzati di prodotti vitivinicoli.
c bis)  prodotti vitivinicoli aromatizzati dealcolizzati.”;
2.  Il vino aromatizzato è una bevanda: 2.  Il vino aromatizzato è una bevanda:
a)  ottenuta da uno o più prodotti vitivinicoli definiti all’allegato II, parte IV, punto 5, nonché all’allegato VII, parte II, punto 1 e punti da 3 a 9, del regolamento (UE) n. 1308/2013, ad eccezione del vino «retsina»; a)  ottenuta da uno o più prodotti vitivinicoli definiti all’allegato II, parte IV, punto 5, nonché all’allegato VII, parte II, punto 1 e punti da 3 a 9, del regolamento (UE) n. 1308/2013, ad eccezione del vino «retsina»;
b)  nella quale i prodotti vitivinicoli di cui alla lettera a) rappresentano almeno il 75 % del volume totale; b)  nella quale i prodotti vitivinicoli di cui alla lettera a) rappresentano almeno il 75 % del volume totale;
c)  con eventuale aggiunta di alcole; c)  con eventuale aggiunta di alcole;
d)  con eventuale aggiunta di coloranti; d)  con eventuale aggiunta di coloranti;
e)  alla quale è eventualmente aggiunto mosto di uve, mosto di uve parzialmente fermentato o entrambi; e)  alla quale è eventualmente aggiunto mosto di uve, mosto di uve parzialmente fermentato o entrambi;
f)  con eventuale aggiunta di edulcoranti; f)  con eventuale aggiunta di edulcoranti;
g)  che ha un titolo alcolometrico volumico effettivo non inferiore a 14,5 % vol. e inferiore a 22 % vol. e un titolo alcolometrico volumico totale non inferiore a 17,5 % vol. g)  che ha un titolo alcolometrico volumico effettivo non inferiore a 14,5 % vol. e inferiore a 22 % vol. e un titolo alcolometrico volumico totale non inferiore a 17,5 % vol.
3.  Una bevanda aromatizzata a base di vino è una bevanda: 3.  Una bevanda aromatizzata a base di vino è una bevanda:
a)  ottenuta da uno o più prodotti vitivinicoli definiti all’allegato VII, parte II, punti 1 e 2 e punti da 4 a 9, del regolamento (UE) n. 1308/2013, ad eccezione dei vini prodotti con l’aggiunta di alcole e del vino «retsina»; a)  ottenuta da uno o più prodotti vitivinicoli definiti all’allegato VII, parte II, punti 1 e 2 e punti da 4 a 9, del regolamento (UE) n. 1308/2013, ad eccezione dei vini prodotti con l’aggiunta di alcole e del vino «retsina»;
b)  nella quale i prodotti vitivinicoli di cui alla lettera a) rappresentano almeno il 50 % del volume totale; b)  nella quale i prodotti vitivinicoli di cui alla lettera a) rappresentano almeno il 50 % del volume totale;
c)  alla quale non è stato aggiunto alcole, salvo se previsto altrimenti all’allegato II; c)  alla quale non è stato aggiunto alcole, salvo se previsto altrimenti all’allegato II;
d)  con eventuale aggiunta di coloranti; d)  con eventuale aggiunta di coloranti;
e)  alla quale è eventualmente aggiunto mosto di uve, mosto di uve parzialmente fermentato o entrambi; e)  alla quale è eventualmente aggiunto mosto di uve, mosto di uve parzialmente fermentato o entrambi;
f)  con eventuale aggiunta di edulcoranti; f)  con eventuale aggiunta di edulcoranti;
g)  che ha un titolo alcolometrico volumico effettivo non inferiore a 4,5 % vol. e inferiore a 14,5 % vol. g)  che ha un titolo alcolometrico volumico effettivo non inferiore a 4,5 % vol. e inferiore a 14,5 % vol.
4.  Un cocktail aromatizzato di prodotti vitivinicoli è una bevanda: 4.  Un cocktail aromatizzato di prodotti vitivinicoli è una bevanda:
a)  ottenuta da uno o più prodotti vitivinicoli definiti all’allegato VII, parte II, punti 1 e 2 e punti da 4 a 11, del regolamento (UE) n. 1308/2013, ad eccezione dei vini prodotti con l’aggiunta di alcole e del vino «retsina»; a)  ottenuta da uno o più prodotti vitivinicoli definiti all’allegato VII, parte II, punti 1 e 2 e punti da 4 a 11, del regolamento (UE) n. 1308/2013, ad eccezione dei vini prodotti con l’aggiunta di alcole e del vino «retsina»;
b)  nella quale i prodotti vitivinicoli di cui alla lettera a) rappresentano almeno il 50 % del volume totale; b)  nella quale i prodotti vitivinicoli di cui alla lettera a) rappresentano almeno il 50 % del volume totale;
c)  alla quale non è stato aggiunto alcole; c)  alla quale non è stato aggiunto alcole;
d)  con eventuale aggiunta di coloranti; d)  con eventuale aggiunta di coloranti;
e)  con eventuale aggiunta di edulcoranti; e)  con eventuale aggiunta di edulcoranti;
f)  che ha un titolo alcolometrico volumico effettivo superiore a 1,2 % vol. e inferiore a 10 % vol. f)  che ha un titolo alcolometrico volumico effettivo superiore a 1,2 % vol. e inferiore a 10 % vol.
4 bis.  Ai fini del presente regolamento, un “prodotto vitivinicolo aromatizzato dealcolizzato” viene considerato una bevanda:
a)  ottenuta alle condizioni di cui ai paragrafi 2, 3 o 4;
b)  che è stata sottoposta a un trattamento di dealcolizzazione ai sensi dell’allegato VIII, parte I, sezione E del regolamento (UE) n. 1308/2013;
c)  che ha un titolo alcolometrico volumico effettivo inferiore al 0,5 % vol.
4 ter.  Le pratiche enologiche di cui al regolamento (CE) n. 606/2009 della Commissione, come modificato dal regolamento delegato (UE) 2017/1961 della Commissione, del 2 agosto 2017, si applicano ai prodotti vitivinicoli aromatizzati.”;

 

Tale riforma appare peraltro coerente con i principi enunciati nella comunicazione della Commissione sulla strategia europea per la lotta contro il cancro, ove viene evidenziato come il consumo  nocivo di alcol può contribuire all’insorgere di tale malattia.

3.3.   Ridurre il consumo nocivo di alcol 

I danni derivanti dal consumo di alcol rappresentano un serio problema di salute pubblica nell’UE. Nel 2016 il cancro è stato la principale causa dei decessi attribuibili all’alcol, con una percentuale del 29 %, seguito da cirrosi epatica (20 %), malattie cardiovascolari (19 %) e traumi (18 %). La Commissione aumenterà il sostegno agli Stati membri e ai portatori di interessi affinché attuino le migliori pratiche e le attività di sviluppo delle capacità per ridurre il consumo nocivo di alcol, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Tra questi, il conseguimento di una riduzione relativa di almeno il 10 % dell’uso nocivo di alcol entro il 2025. Inoltre la Commissione riesaminerà la legislazione dell’UE sulla tassazione dell’alcol e sugli acquisti transfrontalieri di prodotti alcolici da parte di privati, assicurandosi che rimanga adatta allo scopo di bilanciare gli obiettivi in materia di entrate pubbliche e di protezione della salute.

Per ridurre l’esposizione dei giovani alla promozione commerciale di alcol, la Commissione controllerà attentamente gli effetti prodotti dall’attuazione della direttiva relativa ai servizi di media audiovisivi sulle comunicazioni commerciali delle bevande alcoliche, anche sulle piattaforme di condivisione di video online. A tal fine collaborerà con gli Stati membri e con il gruppo dei regolatori europei per i servizi di media audiovisivi (ERGA) e i portatori di interessi per incoraggiare iniziative di autoregolamentazione e coregolamentazione. La Commissione riesaminerà inoltre la sua politica di promozione delle bevande alcoliche e, in aggiunta, proporrà l’obbligo di indicare l’elenco degli ingredienti e la dichiarazione nutrizionale sulle etichette delle bevande alcoliche entro la fine del 2022, e le avvertenze sanitarie entro la fine del 2023. Sarà anche fornito sostegno agli Stati membri affinché realizzino interventi brevi sull’alcol, basati su dati concreti, presso le strutture di assistenza sanitaria di base, sul luogo di lavoro e presso i servizi sociali.

 

 

Vino dealcolato

Vino dealcolato: con la PAC post-2020 sarà forse autorizzata la sua produzione e commercializzazione nella UE.


Attualmente non è lecito nè produrre nè commercializzare il vino dealcolato nell’Unione Europea.

Ciò perché il vino dealcolato non rientra in nessuna delle categorie di prodotti vitivinicoli previsti (Allegato VII, parte II, al regolamento UE 1308/2013, sull’OCM Unica dei prodotti agricoli, in cui rientra il vino) dalle norme dell’Unione Europea.

In effetti, detto Allegato prevede solo le seguenti tipologie di prodotti:

      • “vino”,
      • “vino liquoroso”,
      • “vino spumante”,
      • “vino spumante di qualità”,
      • “vino spumante di qualità del tipo aromatico”,
      • “vino spumante gassificato”,
      • “vino frizzante”,
      • “vino frizzante gassificato”,
      • “vino ottenuto da uve appassite”,
      • “vino di uve stramature”
      • “vino nuovo ancora in fermentazione”,
      • “mosto di uve”,
      • “mosto di uve parzialmente fermentato”,
      • “mosto di uve parzialmente fermentato ottenuto con uve appassite”,
      • “mosto di uve concentrato”,
      • “mosto di uve concentrato rettificato”,
      • “aceto di vino”.

Per quanto concerne i vini, ognuna delle citate categorie prevede che il prodotto abbia un determinato tenore alcolico.

Inoltre, l’art.82 del medesimo regolamento (UE) 1308/2013 vieta la produzione e la commercializzazione dei prodotti non conformi agli standard previsti in dette definizioni.

Analogo discoso vale per i vini aromatizzati (disciplinati invece dal regolamento UE 251/2014).

Forse la situazione cambierà in futuro, per effetto dell’adozione delle norme che costituiranno l’attuazione della cosiddetta PAC post-2020, ispirata alla filosofia “from farm to fork”, attualmente ancora in discussione in sede europea.

Parlamento Europeo - Riforma PAC post-2020

In effetti, l’orientamento è quello di consentire in futuro la produzione di:

    • vino dealcolato / delacolizzato
    • vino parzialmente dealcolato / delacolizzato
    • vino aromatizzato dealcolato / delacolizzato

Nella posizione sulla PAC post-2020 approvata dal Parlamento Europea si trovano infatti i seguenti emendamenti:


Emendamento 166 e 167 per il vino dealcolato:

Emendamento 166
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 32
Regolamento (UE) n. 1308/2013
Allegato VII – parte II – punto 18 – parte introduttiva
(18)  Il termine “dealcolizzato” può essere utilizzato congiuntamente al nome dei prodotti vitivinicoli di cui al punto 1 e di cui ai punti da 4 a 9, a condizione che il prodotto soddisfi le seguenti condizioni: (18)  “Vino dealcolizzato” o “… dealcolizzato” (preceduto dal nome della categoria di prodotti vitivinicoli utilizzati per la sua produzione) indica un prodotto che:
Emendamento 167
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 32
Regolamento (UE) n. 1308/2013
Allegato VII – parte II – punto 18 – lettera b
b)  è stato sottoposto a un trattamento di dealcolizzazione conformemente ai processi specificati nell’allegato VIII, parte I, sezione E; e b)  è stato sottoposto a un trattamento di dealcolizzazione conformemente alle condizioni specificate nell’allegato VIII, parte I, sezione E; e

 

Emendamento 168, 169 e 170  per il vino parzialmente dealcolato:

Emendamento 168
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 32
Regolamento (UE) n. 1308/2013
Allegato VII – parte II – punto 19 – parte introduttiva
(19)   Il termine “parzialmente dealcolizzato” può essere utilizzato congiuntamente al nome dei prodotti vitivinicoli di cui al punto 1 e di cui ai punti da 4 a 9, a condizione che il prodotto soddisfi le seguenti condizioni: (19)   “Vino parzialmente dealcolizzato” o “… parzialmente dealcolizzato” (preceduto dal nome della categoria di prodotti vitivinicoli utilizzati per la sua produzione) indica un prodotto che:

 

Emendamento 169
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 32
Regolamento (UE) n. 1308/2013
Allegato VII – parte II – punto 19 – lettera b
b)  è stato sottoposto a un trattamento di dealcolizzazione conformemente ai processi specificati nell’allegato VIII, parte I, sezione E; e b)  è stato sottoposto a un trattamento di dealcolizzazione conformemente alle condizioni specificate nell’allegato VIII, parte I, sezione E; e
Emendamento 170
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 32
Regolamento (UE) n. 1308/2013
Allegato VII – parte II – punto 19 – lettera c
c)  ha un titolo alcolometrico totale superiore a 0,5 % vol. e in seguito ai processi indicati nell’allegato VIII, parte I, sezione E, il suo titolo alcolometrico è ridotto di oltre il 20 % vol. rispetto al suo titolo alcolometrico totale iniziale.”; c)  ha un titolo alcolometrico totale inferiore a 8,5 % vol. e superiore a 0,5 % vol. e in seguito ai processi indicati nell’allegato VIII, parte I, sezione E, il suo titolo alcolometrico è ridotto di oltre il 20 % vol. rispetto al suo titolo alcolometrico totale iniziale.”;

 


Emendamento 201 per il vino aromatizzato dealcolato / delacolizzato:

Emendamento 201
Proposta di regolamento
Articolo 3 – punto 3 bis (nuovo)
Regolamento (UE) n. 251/2014
Articolo 3
3 bis)  l’articolo 3 è sostituito dal seguente:
Articolo 3 Articolo 3
Definizione e classificazione dei prodotti vitivinicoli aromatizzati Definizione e classificazione dei prodotti vitivinicoli aromatizzati
1.  I prodotti vitivinicoli aromatizzati sono prodotti che sono derivati da prodotti del settore vitivinicolo di cui al regolamento (UE) n. 1308/2013 e che sono stati aromatizzati. Essi sono classificati nelle seguenti categorie: 1.  I prodotti vitivinicoli aromatizzati sono prodotti che sono derivati da prodotti del settore vitivinicolo di cui al regolamento (UE) n. 1308/2013 e che sono stati aromatizzati. Essi sono classificati nelle seguenti categorie:
a)  vini aromatizzati; a)  vini aromatizzati;
b)  bevande aromatizzate a base di vino; b)  bevande aromatizzate a base di vino;
c)  cocktail aromatizzati di prodotti vitivinicoli. c)  cocktail aromatizzati di prodotti vitivinicoli.
c bis)  prodotti vitivinicoli aromatizzati dealcolizzati.”;
2.  Il vino aromatizzato è una bevanda: 2.  Il vino aromatizzato è una bevanda:
a)  ottenuta da uno o più prodotti vitivinicoli definiti all’allegato II, parte IV, punto 5, nonché all’allegato VII, parte II, punto 1 e punti da 3 a 9, del regolamento (UE) n. 1308/2013, ad eccezione del vino «retsina»; a)  ottenuta da uno o più prodotti vitivinicoli definiti all’allegato II, parte IV, punto 5, nonché all’allegato VII, parte II, punto 1 e punti da 3 a 9, del regolamento (UE) n. 1308/2013, ad eccezione del vino «retsina»;
b)  nella quale i prodotti vitivinicoli di cui alla lettera a) rappresentano almeno il 75 % del volume totale; b)  nella quale i prodotti vitivinicoli di cui alla lettera a) rappresentano almeno il 75 % del volume totale;
c)  con eventuale aggiunta di alcole; c)  con eventuale aggiunta di alcole;
d)  con eventuale aggiunta di coloranti; d)  con eventuale aggiunta di coloranti;
e)  alla quale è eventualmente aggiunto mosto di uve, mosto di uve parzialmente fermentato o entrambi; e)  alla quale è eventualmente aggiunto mosto di uve, mosto di uve parzialmente fermentato o entrambi;
f)  con eventuale aggiunta di edulcoranti; f)  con eventuale aggiunta di edulcoranti;
g)  che ha un titolo alcolometrico volumico effettivo non inferiore a 14,5 % vol. e inferiore a 22 % vol. e un titolo alcolometrico volumico totale non inferiore a 17,5 % vol. g)  che ha un titolo alcolometrico volumico effettivo non inferiore a 14,5 % vol. e inferiore a 22 % vol. e un titolo alcolometrico volumico totale non inferiore a 17,5 % vol.
3.  Una bevanda aromatizzata a base di vino è una bevanda: 3.  Una bevanda aromatizzata a base di vino è una bevanda:
a)  ottenuta da uno o più prodotti vitivinicoli definiti all’allegato VII, parte II, punti 1 e 2 e punti da 4 a 9, del regolamento (UE) n. 1308/2013, ad eccezione dei vini prodotti con l’aggiunta di alcole e del vino «retsina»; a)  ottenuta da uno o più prodotti vitivinicoli definiti all’allegato VII, parte II, punti 1 e 2 e punti da 4 a 9, del regolamento (UE) n. 1308/2013, ad eccezione dei vini prodotti con l’aggiunta di alcole e del vino «retsina»;
b)  nella quale i prodotti vitivinicoli di cui alla lettera a) rappresentano almeno il 50 % del volume totale; b)  nella quale i prodotti vitivinicoli di cui alla lettera a) rappresentano almeno il 50 % del volume totale;
c)  alla quale non è stato aggiunto alcole, salvo se previsto altrimenti all’allegato II; c)  alla quale non è stato aggiunto alcole, salvo se previsto altrimenti all’allegato II;
d)  con eventuale aggiunta di coloranti; d)  con eventuale aggiunta di coloranti;
e)  alla quale è eventualmente aggiunto mosto di uve, mosto di uve parzialmente fermentato o entrambi; e)  alla quale è eventualmente aggiunto mosto di uve, mosto di uve parzialmente fermentato o entrambi;
f)  con eventuale aggiunta di edulcoranti; f)  con eventuale aggiunta di edulcoranti;
g)  che ha un titolo alcolometrico volumico effettivo non inferiore a 4,5 % vol. e inferiore a 14,5 % vol. g)  che ha un titolo alcolometrico volumico effettivo non inferiore a 4,5 % vol. e inferiore a 14,5 % vol.
4.  Un cocktail aromatizzato di prodotti vitivinicoli è una bevanda: 4.  Un cocktail aromatizzato di prodotti vitivinicoli è una bevanda:
a)  ottenuta da uno o più prodotti vitivinicoli definiti all’allegato VII, parte II, punti 1 e 2 e punti da 4 a 11, del regolamento (UE) n. 1308/2013, ad eccezione dei vini prodotti con l’aggiunta di alcole e del vino «retsina»; a)  ottenuta da uno o più prodotti vitivinicoli definiti all’allegato VII, parte II, punti 1 e 2 e punti da 4 a 11, del regolamento (UE) n. 1308/2013, ad eccezione dei vini prodotti con l’aggiunta di alcole e del vino «retsina»;
b)  nella quale i prodotti vitivinicoli di cui alla lettera a) rappresentano almeno il 50 % del volume totale; b)  nella quale i prodotti vitivinicoli di cui alla lettera a) rappresentano almeno il 50 % del volume totale;
c)  alla quale non è stato aggiunto alcole; c)  alla quale non è stato aggiunto alcole;
d)  con eventuale aggiunta di coloranti; d)  con eventuale aggiunta di coloranti;
e)  con eventuale aggiunta di edulcoranti; e)  con eventuale aggiunta di edulcoranti;
f)  che ha un titolo alcolometrico volumico effettivo superiore a 1,2 % vol. e inferiore a 10 % vol. f)  che ha un titolo alcolometrico volumico effettivo superiore a 1,2 % vol. e inferiore a 10 % vol.
4 bis.  Ai fini del presente regolamento, un “prodotto vitivinicolo aromatizzato dealcolizzato” viene considerato una bevanda:
a)  ottenuta alle condizioni di cui ai paragrafi 2, 3 o 4;
b)  che è stata sottoposta a un trattamento di dealcolizzazione ai sensi dell’allegato VIII, parte I, sezione E del regolamento (UE) n. 1308/2013;
c)  che ha un titolo alcolometrico volumico effettivo inferiore al 0,5 % vol.
4 ter.  Le pratiche enologiche di cui al regolamento (CE) n. 606/2009 della Commissione, come modificato dal regolamento delegato (UE) 2017/1961 della Commissione, del 2 agosto 2017, si applicano ai prodotti vitivinicoli aromatizzati.”;

 

Tale riforma appare peraltro coerente con i principi enunciati nella comunicazione della Commissione sulla strategia europea per la lotta contro il cancro, ove viene evidenziato come il consumo  nocivo di alcol può contribuire all’insorgere di tale malattia.

3.3.   Ridurre il consumo nocivo di alcol 

I danni derivanti dal consumo di alcol rappresentano un serio problema di salute pubblica nell’UE. Nel 2016 il cancro è stato la principale causa dei decessi attribuibili all’alcol, con una percentuale del 29 %, seguito da cirrosi epatica (20 %), malattie cardiovascolari (19 %) e traumi (18 %). La Commissione aumenterà il sostegno agli Stati membri e ai portatori di interessi affinché attuino le migliori pratiche e le attività di sviluppo delle capacità per ridurre il consumo nocivo di alcol, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Tra questi, il conseguimento di una riduzione relativa di almeno il 10 % dell’uso nocivo di alcol entro il 2025. Inoltre la Commissione riesaminerà la legislazione dell’UE sulla tassazione dell’alcol e sugli acquisti transfrontalieri di prodotti alcolici da parte di privati, assicurandosi che rimanga adatta allo scopo di bilanciare gli obiettivi in materia di entrate pubbliche e di protezione della salute.

Per ridurre l’esposizione dei giovani alla promozione commerciale di alcol, la Commissione controllerà attentamente gli effetti prodotti dall’attuazione della direttiva relativa ai servizi di media audiovisivi sulle comunicazioni commerciali delle bevande alcoliche, anche sulle piattaforme di condivisione di video online. A tal fine collaborerà con gli Stati membri e con il gruppo dei regolatori europei per i servizi di media audiovisivi (ERGA) e i portatori di interessi per incoraggiare iniziative di autoregolamentazione e coregolamentazione. La Commissione riesaminerà inoltre la sua politica di promozione delle bevande alcoliche e, in aggiunta, proporrà l’obbligo di indicare l’elenco degli ingredienti e la dichiarazione nutrizionale sulle etichette delle bevande alcoliche entro la fine del 2022, e le avvertenze sanitarie entro la fine del 2023. Sarà anche fornito sostegno agli Stati membri affinché realizzino interventi brevi sull’alcol, basati su dati concreti, presso le strutture di assistenza sanitaria di base, sul luogo di lavoro e presso i servizi sociali.

 

 

Contraffazione indicazioni geografiche

In Italia la contraffazione indicazioni geografiche è punita dal codice penale, che la considera un reato.


L’art.517-quater c.p. sanziona così la contraffazione indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari e del vino:

Chiunque contraffà o comunque altera indicazioni geografiche o denominazioni di origine di prodotti agroalimentari è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a euro 20.000.

Alla stessa pena soggiace chi, al fine di trarne profitto, introduce nel territorio dello Stato, detiene per la vendita, pone in vendita con offerta diretta ai consumatori o mette comunque in circolazione i medesimi prodotti con le indicazioni o denominazioni contraffatte.

Si applicano le disposizioni di cui agli articoli 474-bis, 474-ter, secondo comma, e 517-bis, secondo comma.

I delitti previsti dai commi primo e secondo sono punibili a condizione che siano state osservate le norme delle leggi interne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali in materia di tutela delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari.

 

Una circostanza attenuante è poi prevista dal successivo art. 517-quinquies del codice penale, che così sancisce:

Le pene previste dagli articoli 517-ter e 517-quater sono diminuite dalla metà a due terzi nei confronti del colpevole che si adopera per aiutare concretamente l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria nell’azione di contrasto dei delitti di cui ai predetti articoli 517-ter e 517-quater, nonché nella raccolta di elementi decisivi per la ricostruzione dei fatti e per l’individuazione o la cattura dei concorrenti negli stessi, ovvero per la individuazione degli strumenti occorrenti per la commissione dei delitti medesimi o dei profitti da essi derivanti.


La tutela penale delle indicazioni geografiche trova in Italia altro strumento nell’art.515 del codice penale, che punisce la frode in commercio.

In effetti, tale reato punisce alcune condotte che possono pregiudicare i prodotti recanti una indicazione geografica: ad esempio, l’immettere in commercio come prodotto DOP un vino vinificato senza rispettarne il relativo disciplinare (il che significa anche il vinificarlo al di fuori della zona di produzione prevista dal disciplinare stesso).

Chiunque, nell’esercizio di un’attività commerciale, ovvero in uno spaccio aperto al pubblico, consegna all’acquirente una cosa mobile per un’altra, ovvero una cosa mobile [c.c. 812; c.p. 624], per origine, provenienza, qualità o quantità, diversa da quella dichiarata o pattuita, è punito, qualora il fatto non costituisca un più grave delitto, con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a euro 2.065


Attualmente è in discussione in Parlamento la riforma dei reati alimentari, che interesserà anche questa materia.

Disegno legge su riforma reati alimentari



MIPAAF - Lotta alla contraffazione

MIPAAF - Desk Anticontraffazione On-Line

Ufficio Brevetti Italiano - Lotta alla contraffazione



Revisione regime UE indicazioni geografiche

La Commissione Europea ha aperto una consultazione pubblica sulla Revisione regime UE indicazioni geografiche


La revisione regime UE indicazioni geografiche è stata preannunciata dalla Commissione Europea come un’azione rientrante nella sua nuova strategia “from farm to fork” (“dal produttore al consumatore”), ispirata al più ampio orientamento del cosiddetto “green deal”.

L’idea di fondo è valorizzare i principi ambientali favorendo l’economica circolare e creando un regime alimentare sostenibile, che dovrebbe dunque divenire il fulcro dell’intero sistema

Con specifico riferimento alla riforma della legislazione dell’Unione Europea in materia di denominazioni di origine ed indicazioni geografiche (per vini, alimenti e bevande spiritose), la  Commissione ha pertanto annunciato che la propria azione «consoliderà il quadro legislativo sulle indicazioni geografiche  e, ove opportuno, includerà specifici criteri di sostenibilità» (pag.14 della Cominicazione sulla strategisa “from farm to fork”).

Di conseguenza, la Commissione ha aperto una pubblica consultazione al riguardo, che durerà dal 15 gennaio 2021 al 9 aprile 2021.

Consultazione pubblica per revisione regime DOP - IGP

Questionario

 

La Commissione si propone di promuovere una riforma che:

    • migliori la produzione sostenibile nell’ambito dei regimi di qualità (DOP e IGP);
    • perfezioni l’applicazione della normativa
    • conferisca  potere alle associazioni di produttori
    • riduca i furti via Internet
    • adatti meglio i regimi di qualità ai produttori in tutte le regioni dell’UE
    • riveda le modalità per promuovere e proteggere gli alimenti tradizionali dell’UE
    • acceleri le procedure di registrazione.

Revisione regime UE indicazioni geografiche


Nel contempo il Parlamento Europeo ha elaborato una propria posizione che, per quanto concerne la definizione di DOP e IGP è rappresentatata dal seguente emendamento:

Emendamento 236
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 10 bis (nuovo)
Regolamento (UE) n. 1308/2013
Articolo 94
10 bis)  l’articolo 94 è sostituito dal seguente:
Articolo 94 Articolo 94
Domande di protezione Domande di protezione
1.  Le domande di protezione di nomi in quanto denominazioni di origine o indicazioni geografiche comprendono un fascicolo tecnico contenente: 1.  Le domande di protezione di nomi in quanto denominazioni di origine o indicazioni geografiche comprendono:
a)  il nome di cui è chiesta la protezione; a)  il nome di cui è chiesta la protezione;
b)  il nome e l’indirizzo del richiedente; b)  il nome e l’indirizzo del richiedente;
c)  un disciplinare di produzione ai sensi del paragrafo 2 e c)  un disciplinare di produzione ai sensi del paragrafo 2 e
d)  un documento unico riepilogativo del disciplinare di produzione di cui al paragrafo 2. d)  un documento unico riepilogativo del disciplinare di produzione di cui al paragrafo 2.
2.  Il disciplinare di produzione permette agli interessati di verificare le condizioni di produzione relative alla denominazione di origine o all’indicazione geografica. Il disciplinare di produzione contiene almeno: 2.  Il disciplinare di produzione permette agli interessati di verificare le condizioni di produzione relative alla denominazione di origine o all’indicazione geografica. Il disciplinare di produzione contiene almeno:
a)  il nome di cui è chiesta la protezione; a)  il nome di cui è chiesta la protezione;
b)  una descrizione del vino o dei vini: b)  una descrizione del vino o dei vini:
i)  per quanto riguarda una denominazione di origine, la descrizione delle principali caratteristiche analitiche e organolettiche; i)  per quanto riguarda una denominazione di origine, la descrizione delle principali caratteristiche analitiche e organolettiche;
ii)  per quanto riguarda una indicazione geografica, la descrizione delle principali caratteristiche analitiche e la valutazione o indicazione delle caratteristiche organolettiche; ii)  per quanto riguarda una indicazione geografica, la descrizione delle principali caratteristiche analitiche e la valutazione o indicazione delle caratteristiche organolettiche;
c)  se del caso, le pratiche enologiche specifiche utilizzate nell’elaborazione del vino o dei vini nonché le relative restrizioni applicabili a detta elaborazione; c)  se del caso, le pratiche enologiche specifiche utilizzate nell’elaborazione del vino o dei vini nonché le relative restrizioni applicabili a detta elaborazione;
d)  la delimitazione della zona geografica interessata; d)  la delimitazione della zona geografica interessata;
e)  le rese massime per ettaro; e)  le rese massime per ettaro;
f)  un’indicazione della o delle varietà di uve da cui il vino o i vini sono ottenuti; f)  un’indicazione della o delle varietà di uve da cui il vino o i vini sono ottenuti;
g)  gli elementi che evidenziano il legame di cui al paragrafo 1, lettera a), punto i), oppure, secondo i casi, al paragrafo 1, lettera b), punto i) dell’articolo 93; g)  gli elementi che evidenziano i seguenti legami:
i)  per quanto riguarda una denominazione d’origine protetta, il legame fra la qualità o le caratteristiche del prodotto e l’ambiente geografico e gli elementi relativi ai fattori naturali e umani di detto ambiente geografico, di cui all’articolo 93, paragrafo 1, lettera a), punto i );
ii)  per quanto riguarda un’indicazione geografica protetta, il legame fra una specifica qualità, la reputazione o un’altra caratteristica del prodotto e l’origine geografica di cui all’articolo 93, paragrafo 1, lettera b), punto i);
g bis)  se del caso, il suo contributo allo sviluppo sostenibile;
h)  le condizioni applicabili previste dalla legislazione unionale o nazionale oppure, se così previsto dagli Stati membri, da un’organizzazione che gestisce la designazione di origine protetta o l’indicazione geografica protetta, tenendo conto del fatto che tali condizioni devono essere oggettive, non discriminatorie e compatibili con il diritto dell’Unione; h)  le condizioni applicabili previste dalla legislazione unionale o nazionale oppure, se così previsto dagli Stati membri, da un’organizzazione che gestisce la designazione di origine protetta o l’indicazione geografica protetta, tenendo conto del fatto che tali condizioni devono essere oggettive, non discriminatorie e compatibili con il diritto dell’Unione;
i)  il nome e l’indirizzo delle autorità o degli organismi che verificano il rispetto delle disposizioni del disciplinare di produzione, nonché le relative attribuzioni. i)  il nome e l’indirizzo delle autorità o degli organismi che verificano il rispetto delle disposizioni del disciplinare di produzione, nonché le relative attribuzioni.
3.  La domanda di protezione relativa a una zona geografica situata in un paese terzo contiene, oltre agli elementi di cui ai paragrafi 1 e 2, gli elementi che comprovano che la denominazione è protetta nel suo paese di origine. 3.  La domanda di protezione relativa a una zona geografica situata in un paese terzo contiene, oltre agli elementi di cui ai paragrafi 1 e 2, gli elementi che comprovano che la denominazione è protetta nel suo paese di origine.

Parlamento Europeo - Riforma PAC post-2020


Quanto alla ricerca in materia di sostenibilità e resilienza, si segnala il progetto Uniseco dell’Unione Europea, a cui partecipa per l’Italia il distretto del Chianti.

Uniseco EU Project


Progetto VIVA - Sostenibilità della Vitivinicultura in Italia


 

Modifica disciplinari vini DOP IGP

Modifica disciplinari vini DOP IGP: il Consiglio di Stato individua i soggetti cui compete decidere.


In relazione alla modifica disciplinari vini DOP IGP, per quanto concerne l’Italia dispone il relativo regolamento ministeriale, attualmente ancora costituito dal DM 7 novembre 2012 (presto sostituito dal nuovo regolamento, già adottato dalla Conferenza Stato – Regioni).

Interpretando tale previsioni, il Consiglio di Stato si è pronunciato in due sentenze, nelle quali viene essenzialmente rilevato che il potere decisionale compete ai produttori di ogni singola DOP o IGP.

Trattasi delle sentenze, rispettivamente  sul caso delle modifiche al disciplinare di produzione

Sopratutto nella prima di esse (caso Asti DOCG), il Consiglio di Stato ha stabilito che è l’assemblea dei produttori – associati o meno nel relativo Consorzio di tutela – cui compete la decisione.

Nella seconda sentenza (caso Terre Siciliane), il Consiglio di Stato ha sì ribadito il principio, ma ha anche esaminato in quali circostanze un Consorzio ovvero un’Associazione che riunisce i produttori può promuovere la modificazione del disciplinare, senza nemmeno dover allegare la documentazione attestante i voti espressi dalla competente assemblea dei produttori: basta infatti che lo statuto dell’associazione ovvero del consorzio legittimi l’organismo a presentare “tutte le domande” per la modifica del disciplinare.

Come tuttavia dimostra il precedente caso dell’ASTI DOCG, risiede proprio lì il punto delicato.

In caso di modificazioni controverse, può infatti mancare trasparenza tra quanto avviene in sede di assemblea e quanto invece emerge dagli atti posti in essere dagli organi dirigenziali associativi o consortili, sulla cui base prende però avvio la procedura di modificazione del disciplinare.

Nel caso dell’ASTI DOCG, il Consiglio di Stato ha infatti evidenziato:

“8.4. Tuttavia, contrariamente a quanto comunicato dal Presidente del Consorzio, non era vero quanto dichiarato che “..il succitato disciplinare di produzione che recepisce le risultanze della già citata Assemblea consortile del 28 aprile ultimo scorso, con l’integrazione all’articolo 3 della puntuale precisazione delle zone inserite, corredato della relativa cartografia..” fosse stato approvato dalla Assemblea.

Infatti, e qui si torna alla domanda-proposta di modifica del disciplinare l’Assemblea non aveva approvato la estensione della zona di produzione ad una area definita, ma aveva rimesso invero con non poca ambiguità “agli organi della filiera” la individuazione dell’area di cui chiedere la estensione approvando ora per allora l’area che gli stessi avrebbero individuato. Né la perizia Corino del 2007 individuava alcuna area definita.

Infatti dall’estratto del verbale del 28 aprile 2010 in cui si era riunita l’Assemblea generale ordinaria dei consorziati per deliberare, tra l’altro, sulle modifiche al disciplinare di produzione Asti DOCG risulta che era stata approvata la seguente proposta: “..il consorzio rinuncia ai ricorsi pendenti e nell’ambito del parere che l’Assessore Regionale dovrà richiedere il Consorzio dichiara l’adesione a quelle che saranno le decisioni prese dagli organi competenti nell’ambito della filiera e cioè già esprime fin d’ora il proprio assenso’, su questo deve esprimersi l’assemblea qui riunita”.

Ne consegue che la proposta relativa alla delimitazione del territorio del Comune di Asti da inserire tra le zone di produzione dell’Asti DOCG era stata delegata agli organi competenti nell’ambito della filiera, ma il Presidente del Consorzio nella lettera di cui sopra del 22 ottobre 2010, omettendo il richiamo agli organi della filiera, ha trasmesso un testo dell’art. 3 recante un elenco di frazioni comunali, tra cui quelle di proprietà dell’Azienda appellante, che alterava il senso della delibera assembleare: il lungo elenco di frazioni comunali indicate nella nota del Presidente del Consorzio del 22 ottobre 2010 era stato prodotto dal dott. Corino solo nell’ottobre 2010 e comunque sulla base di una istruttoria successiva alla delibera assembleare e non poteva quindi essere stato esaminato e approvato dalla Assemblea tenutasi sei mesi prima, il 28 aprile 2010, né trasmesso alla Regione e al Ministero il 29 aprile 2010″.

 

Nel caso Terre Siciliane IGP e Sicilia DOC il Consiglio di Stato ha invece sancito:

“Sotto il primo profilo, non era necessaria la produzione della delibera assembleare da parte dell’Associazione dei viticoltori richiedente la modifica del disciplinare.

L’art. 10 del citato DM 7.11.2012, ai fini della documentazione da produrre, rinvia all’art. 4, comma 2, che concerne la domanda di protezione, precisando che la documentazione deve essere rapportata alle modifiche proposte (art. 10, comma 3).

Ai sensi dell’art. 4, comma 2, lett. b) del D.M. 7 novembre 2012, che in tal senso dispone espressamente, non occorre la produzione di una delibera assembleare se viene prodotto l’atto costitutivo o lo statuto che legittima la presentazione di modifiche al vigente disciplinare.

Non è contestato che l’Associazione abbia allegato alla proposta di modifica copia del proprio atto costitutivo e statuto, che all’art. 3, lett. a) prevede la presentazione di tutte le modifiche che saranno ritenute utili e necessarie al vigente disciplinare di produzione (doc. allegato 2 depositato dall’appellata il 24.2.2020).

A fronte del chiaro disposto normativo che attribuisce alla norma statutaria la scelta e a fronte del chiaro disposto dello Statuto che legittima “tutte le modifiche” al disciplinare, non occorre altra specificazione della volontà da parte dell’Assemblea caso per caso.

6.4. – Inoltre, sotto il profilo della rappresentatività, l’Associazione ha presentato un elenco numerosissimo di produttori che hanno espressamente aderito, sottoscrivendole, alle visionate modifiche del disciplinare (la percentuale sia dei produttori che delle superfici nel prospetto allegato in I grado dall’odierna Associazione appellante superava il 40%).

L’elenco verificato dalla Regione e trasmesso al Ministero con nota del 28 giugno 2016 prot. 33622 (doc. 19 – produzione ricorrente in I grado del 13.7.2017) e il prospetto riepilogativo allegato (doc. 19 bis) evidenziano una percentuale di rappresentatività (sebbene inferiore a quella indicata dal predetto prospetto dell’Associazione proponente) più che sufficiente e ben superiore a quella (20 %) prescritta dalle vigenti norme: il 22,439% dei viticoltori per il 2013 e il 28,268% per il 2014, il 24% delle superfici rivendicate nel 2013 e il 28% delle superfici nel 2014, biennio di riferimento, in quanto “ultimo” biennio per cui si dispone di dati produttivi definitivi, inviati tramite SIAN ed elaborati da AGEA.

Tale elenco verificato dalla Regione è sufficiente a comprovare la richiesta rappresentatività, ai sensi dell’art. 4, comma 2, lett. d) e art. 10, comma 4, lett. c) del D.M. 7.11.2012.

6.5. – Circa la controversa circostanza della “cancellazione di oltre 18.000 soggetti iscritti” che avrebbe ripercussioni sul calcolo matematico della rappresentatività, la sentenza ha ritenuto fondato il motivo per il fatto che l’Amministrazione regionale non ha presentato difese né chiarimenti in ordine al motivo di contestazione.

Ritiene il Collegio che, a fronte delle risultanze degli allegati alla nota di trasmissione dalla Regione al Ministero del 28 giungo 2016, prot. 33622, contenenti le firme dei soggetti che hanno avallato la richiesta di modifica del disciplinare IGT e, in particolare, del prospetto riepilogativo di “fonte IRVO” (organismo di controllo), non è sufficiente a contestarne l’attendibilità il mero riferimento alla richiesta rivolta dal Dirigente Area 7 dell’Assessorato Agricoltura della Regione al Servizio competente ai fini della “cancellazione di soggetti iscritti allo schedario che non abbiano fatto richiesta di cancellazione” (riferimento alla nota prot. 29708 del 10 giugno 2016, contenuta nella nota n. 30495 del 14.6.2016 con cui la Regione ha trasmesso l’istanza di modifica del disciplinare IGT al Ministero).

La contestazione così formulata è generica.

La ricorrente Duca di Salaparuta S.p.a., per assolvere all’onere della prova, avrebbe dovuto dimostrare che l’elenco trasmesso dalla Regione al Ministero non era conforme alle risultanze dello schedario viticolo alla data di presentazione della domanda di modifica del disciplinare, il 18 marzo 2016.

In ogni caso, la rappresentatività va calcolata in riferimento ai soggetti e alle superfici che hanno formato oggetto di rivendicazione e in questi termini è l’attestazione della Regione”.

Mediante quest’ultima decisione, il Consiglio di Stato pone a carico dei ricorrenti onoreri probatori non indifferenti.