Vino naturale vin méthode nature

L’espressione “Vino naturale” “vin méthode nature” non può essere usata in etichetta, perchè ingannevole.


Secondo la Commissione UE (nota del 2020 emessa dalla Direzione Generale Agricoltura e Sviluppo Rurale – DG AGRI),  l’ espressione “Vino naturale” ovvero “vin méthode nature” è ingannevole nei confronti del consumatore.

Di conseguenza, tale espressione non può essere legittimamente usata nell’etichettatura e presentazione dei vini, nè se riferita al vino, nè se riferita al metodo di produzione.

Tali espressioni vengono usate dai produttori che vinificano seguendo l’idea che al vino nulla deve essere aggiunto.

In primo luogo, la Commissione osserva che il termine “vino naturale” non è definito dalla disciplina europea, né è incluso nella lista delle categorie di prodotti vitivinicoli di cui all’allegato VII, parte II, del regolamento UE n. 1308/2013.

Inoltre tale espressione confligge con i principi che sorreggono le regole dell’Unione sulle pratiche enologiche (dette anche tecniche di cantina), espressi nell’ art.80 del regolamento UE sulla OCM Unica (regolamento n. 1308/2013) ed attuati nel Codice enologico comunitario.

Secondo detti principi, nell’Unione è consentito produrre e commercializzare vino solo se prodotto conformemente alle pratiche enologiche autorizzate, le quali “sono impiegate soltanto per consentire una buona vinificazione, una buona conservazione o un buon affinamento dei prodotti“.

A sua volta, la Commissione ha il potere di consentire una pratica enologica solo considerando:

a) le pratiche enologiche ed i metodi di analisi raccomandati e pubblicati dall’OIV e dei risultati dell’uso sperimentale di pratiche enologiche non ancora autorizzate;

b) la protezione della salute pubblica;

c) il possibile rischio che i consumatori siano indotti in errore in base alle abitudini che abbiano sviluppato sul prodotto e alle aspettative corrispondenti ed esamina se siano disponibili e utilizzabili strumenti di informazione che permettano di escludere tale rischio;

d) la salvaguardia delle caratteristiche naturali ed essenziali del vino, in modo che la composizione del prodotto non subisca modifiche sostanziali;

e) un livello minimo accettabile di protezione dell’ambiente;

f) gli altri principi fissati nell’allegato VIII al citato regolamento 1308/2013.

Di conseguenza, qualsiasi vino prodotto conformemente a tali disposizione può essere considerato naturale.

In secondo luogo, l’espressione in questione confligge con i principi in materia di etichettatura (art.120 del regolamento 1308/2013, sulle indicazioni facoltative) nonché sull’informazione dovuta ai consumatori per i prodotti alimentari (in particolare gli art. 7 e 36 del regolamento 1169/2011).

A parere della Commissione, l’espressione  “vino naturale” o “vin méthode nature”  induce il consumatore a pensare che il prodotto così designato abbia una qualità o salubrità superiore rispetto ad un altro vino privo della medesima dicitura.

Di conseguenza, siffatte espressioni creano l’idea dell’esistenza di una differenza sostanziale nella composizione e natura dei vini così contrassegnati, risultando potenzialmente ingannevoli.

Alla luce di tale orientamento, dunque, le espressioni “vino naturale” o “vin méthode nature” potranno essere usate solo quando verrà definita – se mai ciò accadrà – una specifica categoria di prodotti vitivinicoli ovvero verranno individuate da apposite norme le particolari qualità di siffatti vini ovvero i limiti alle tecniche di cantina utilizzabili per produrli.

Allo stesso modo di quanto avviene per i vini biologici (per i quali vige un apposito regolamento sulle tecniche di cantina ammissibili e sul metodo di produzione dell’uva da cui sono generati).

L’intervento della Commissione segue un’interrogazione fatta in sede di Parlamento Europeo, ove si domandavano chiarimenti circa una nuova normativa francese, che – secondo le notizie della stampa – avrebbe riconosciuto formalmente i “vin méthode nature”.


Il caso ricorda quello del “vino libero“, la cui dicitura è stata parimenti ritenuta ingannevole dall’Autorità antitrust italiana.