Accise vino vendite on-line

La Commissione UE ha condotto una consultazione pubblica per la riforma della direttiva sulle accise, fondamentale per consentire lo sviluppo dell’e-commerce del vino verso l’estero (Accise vino vendite on-line)


Per le vendite on-line di vino verso clienti residenti all’estero, lo scoglio è infatti rappresentato dal regime fiscale delle accise, il quale implica il disbrigo di formalità burocratiche piuttosto articolate, tali da comportare costi che rendono antieconomiche le vendite di modesto valore (Accise vino vendite on-line).

La materia è attualmente regolata dalla direttiva del Consiglio 2008/118/CE (in via generale) e – per quanto concerne il vino – dalla direttiva del Consiglio 1992/83/CE,  la cui riforma appare fondamentale per semplificare le formalità burocratiche, in modo da consentire ai produttori di assolvere in modo più facile il pagamento delle accise.

Il regime delle Accise nella UE

 

Il punto fondamentale per la riforma  appare il consentire ai produttori di:

  • inviare direttamente il proprio vino venduto on-line all’indirizzo indicato dai loro clienti-consumatori residenti in altro Stato della UE, evitando di dover passare da un deposito doganale sito in tale Stato;
  • pagare direttamente dalla loro sede in via telematica le accise dovute allo Stato membro verso il quale spediscono il prodotto, così mettendolo in commercio (operazione che ha scattare il dovere di pagare l’accisa).

 

L’attuale direttiva direttiva del Consiglio 2008/118/CE  non obbliga gli Stati membri a predisporre tale meccanismo, limitandosi a sanciire (art.36) circa l’applicazione delle accise in caso di vendite a distanza:

1.  I prodotti sottoposti ad accisa già immessi in consumo in uno Stato membro che sono acquistati da una persona, diversa da un depositario autorizzato o un destinatario registrato, stabilita in un altro Stato membro che non esercita un’attività economica indipendente e sono spediti o trasportati in un altro Stato membro direttamente o indirettamente dal venditore o per suo conto sono sottoposti ad accisa nello Stato membro di destinazione.

Ai fini del presente articolo, per «Stato membro di destinazione» si intende lo Stato membro di arrivo della spedizione o del trasporto.

2.  Nel caso di cui al paragrafo 1, l’accisa diventa esigibile nello Stato membro di destinazione al momento della consegna dei prodotti sottoposti ad accisa. Le condizioni di esigibilità e l’aliquota dell’accisa che deve essere applicata sono quelle in vigore alla data dell’esigibilità.

L’accisa è corrisposta secondo la procedura stabilita dallo Stato membro di destinazione.

3.  Il debitore dell’accisa esigibile nello Stato membro di destinazione è il venditore.

Lo Stato membro di destinazione può tuttavia prevedere che il debitore sia un rappresentante fiscale, stabilito nello Stato membro di destinazione e riconosciuto dalle autorità competenti di tale Stato membro o, nei casi in cui il venditore non ha osservato la disposizione di cui al paragrafo 4, lettera a), il destinatario dei prodotti sottoposti ad accisa.

4.  Il venditore o il rappresentante fiscale si conformano alle seguenti prescrizioni:

a) prima della spedizione dei prodotti sottoposti ad accisa, essere registrato e fornire una garanzia per il pagamento dell’accisa presso l’ufficio competente appositamente designato e alle condizioni stabilite dallo Stato membro di destinazione;

b) pagare l’accisa presso l’ufficio di cui alla lettera a) dopo l’arrivo dei prodotti sottoposti ad accisa;

c) tenere una contabilità delle forniture di prodotti.

Gli Stati membri interessati possono, alle condizioni da essi definite, semplificare tali prescrizioni sulla base di accordi bilaterali.

5.  Nel caso di cui al paragrafo 1, l’accisa applicata nel primo Stato membro è oggetto di rimborso o sgravio, su richiesta del venditore, se quest’ultimo o il suo rappresentante fiscale hanno seguito le procedure di cui al paragrafo 4.

6.  Gli Stati membri possono determinare modalità particolari di applicazione dei paragrafi da 1 a 5 per i prodotti sottoposti ad accisa che formano oggetto di una normativa nazionale specifica di distribuzione.

La soluzione per la semplificazione, inoltre, non risiede nella stipulazione di accordi bilaterali in materia tra Gli Stati membri, giacché essi sono del tutto eventuali, da un canto, e generano verosimilmente una disciplina molto frammentaria, che non giova agli operatori economici, dall’altro.

Semplificare l’e-commerce del vino appare vitale per l’economia italiana!


In vista di un’eventuale riforma della direttiva generale sulle accise (2008/118/CE), la Commissione UE ha dunque promosso una pubblica consultazione, ormai chiusa.

In tale contesto, purtroppo, sono stati molto modesti i contributi pervenuti alla Commissione per quanto concerne il settore del vino.

Per quanto concerne l’e-commerce vino, infatti, è intervenuta la Federación Española del Vino, osservando che andrebbe realizzato un meccanismo di “Mini – One Stop Shop (MOSS) for excise duties“:

“regarding the state of play on Distance selling in the EU, FEV would like to underline the importance of establishing a Mini – One Stop Shop (MOSS) for excise duty payment, as it is being done for VAT; as it will enable the development of our sector and will especially benefit SMEs”

Per contro, il CEEV (Comitè europèen  des entreprises vins) ha ignorato la questione, forse importante sopratutto per i piccoli produttori ed i consorzi.

La consultazione sembra quindi essersi tradotta in un’occasione sprecata per il disinteresse degli operatori.

Consultazione sulla riforma della direttiva sulle accise

Per quanto concerne i lavori per la riforma di detta direttiva specificia sul vino (1992/83/CE), essi stanno proseguendo, ma paiono maggiormente  concentrati sui livelli di tassazione e sulle relative esenzioni.

In effetti, FederVini indica che gli aspetti più significativi della riforma della direttiva specificia sul vino (1992/83/CE)   sono:

    • aliquota agevolata di accisa per la birra a ridotto contenuto alcolico e per le altre bevande fermentate, diverse dal vino e dalla birra, come il sidro;
    • possibilità di riconoscimento dello status di piccoli produttori indipendenti, per talune categorie di bevande alcoliche;
    • possibilità di procedere alla distillazione di talune materie prime per la produzione domestica di alcol etilico.